L’ignoranza e l’arroganza politica, culturale e sociale di certi sedicenti intellettuali

Riporto di seguito la mia presa di posizione a seguito della lettura (28.09.2016) di un commento pubblicato da un portale ticinese a firma Andrea Mammome. Dopo il mio scritto e la mia presa di posizione ho ripreso e riportato integralmente lo scritto dello storico Andrea Mammome affinché il lettore si faccia una sua precisa idea riguardo il grado di sicumera, arroganza e di distorsione dei fatti che infarciscono il suo dettato.

Ecco la mia presa di posizione:

SORPRENDENTE, POPULISTA, QUALUNQUISTA E ABBORRACCIATO l’intervento di questo storico che ci guarda con sufficienza e ci squalifica senza appello. Per Andrea Mammone i Ticinesi che hanno sostenuto Prima-i-nostri sono tutti degli ignoranti, poveri individui che si sarebbero lasciati abbindolare da estremisti di destra e da nazionalisti egoisti quanto limitati! Questo in estrema sintesi l’impietoso giudizio sommario di Mammone. C’è da che inorridire di fronte a questo cosiddetto storico incapace non solo di elaborare un pensiero e un’analisi rigorosa e obiettiva del voto di domenica scorsa ma – come se non bastasse – infarcisce e inanella il suo dettato di emerite banalità da “Bar sport”, insulti, pregiudizi, estremismi, fanatismi ed errori pacchiani imperdonabili. Non vale certo la pena tentare di replicare e di far ragionare un simile soggetto; sarebbe tempo perso. Cionondimeno una cosa bisogna ricordargliela ad Andrea Mammone: e cioè che la Svizzera non è certo una democrazia nata ieri (come vorrebbe lasciare intendere) e che gli Svizzeri e i Ticinesi non sono – pure loro – un branco di pecoroni ignoranti pronti a farsi indottrinare ed insultare dalla sua spocchia, dalla sua becera arroganza e supponenza da primo della classe. Spero infine che Mammone, nella sua qualità di storico, si limiti a scrivere le sue deliranti tesi e che non sia nelle condizioni di nuocere ai potenziali giovani studenti universitari sottomessi al suo supposto magistero.

Dr. med. Orlando Del Don, presidente Sezione UDC Bellinzona

 

Ed ecco quanto scrive Andrea Masmmome, storico:

Prima i nostri: "Una conferma dell'ignoranza della società"
Andrea Mammome, studioso dei movimenti di estrema destra, analizza il voto ticinese di domenica
La vittoria dell'iniziativa "Prima i nostri!" nel voto di domenica nel canton Ticino è la conferma "di una tendenza generale" che percorre l'Europa e l'Occidente, quella di un ritorno prepotente delle forze che "guardano esclusivamente agli interessi nazionali". 

E per i partiti progressisti, cristiano-democratici o socialdemocratici che siano, la battaglia politica si è fatta molto difficile, anche alla luce della diffusa "ignoranza" che pervade le nostre società, favorita dai tagli all'istruzione propugnati dalle politiche neoliberali e dai media, che "per vendere qualche copia in più" cavalcano le tematiche care alle forze populiste. Andrea Mammone, storico dell'Europa Moderna della Royal Holloway University of London, studioso dei movimenti di estrema destra, legge così dalla capitale britannica, con l'agenzia Adnkronos, l'esito della consultazione popolare fra Airolo e Chiasso. 

E avverte: in Europa tendiamo a dare la democrazia per scontata, ma in realtà dimentichiamo che per molti Paesi è iniziata solo dopo la Seconda Guerra Mondiale. E per altri, che stavano al di là della Cortina di Ferro, la democrazia è spesso un fatto molto recente, non un'acquisizione che si possa considerare eterna. Il risultato nel Ticino, dice Mammone, "è un esempio di un trend generale. Abbiamo visto negli ultimi anni una crescita di movimenti nazionalisti, antieuropei, anti-tutto, solamente pro-Nazione e cittadini della propria nazione". E si tratta ormai di un fenomeno generalizzato. 

"E' evidente che ormai non c'è grande differenza tra Paesi ricchi e Paesi poveri, tra Nord e Sud, tra Est ed Ovest. Il referendum svizzero conferma che gli Stati nazionali riiniziano a guardare dentro se stessi: ci sono forze che sempre di più sembrano prevalere e guardano esclusivamente agli interessi nazionali". 

La cause di questo fenomeno politico sono molteplici. Una delle principali, spiega Mammone, è che "c'è una grande ignoranza di base. E qui anche noi che lavoriamo nell'istruzione dobbiamo cominciare a porci delle domande: come è possibile che si generi tanta ignoranza nella società? E non parlo tanto dei giovani: se guardiamo al referendum sulla Brexit, vediamo chi si è bevuto tutte quelle fesserie non sono stati certamente i giovani. C'è un'ignoranza di base nella società, cui i media contribuiscono in maniera forte, per vendere qualche copia in più, o forse per ignoranza stessa di alcuni giornalisti e commentatori". 

Oramai in Europa, e non solo, continua lo storico, "siamo a un livello in cui la demagogia vince su tutto. In Svizzera hanno preferito credere di più a campagne stampa in cui un bancario italiano, che magari da venti anni fa quel lavoro in Svizzera, viene definito un ratto, un ladro che ruba il lavoro agli svizzeri. È un fenomeno non solo europeo, ma occidentale. L'ascesa di Donald Trump mostra che questo discorso anti élite è ormai tipicamente occidentale", non più solo europeo. Di fronte a questa ondata, che cosa possono fare le élite cristiano democratiche o socialdemocratiche? 

"Fondamentalmente - secondo Mammone - dovrebbero ricominciare daccapo. Anzitutto non inseguire questi pifferai magici sul loro terreno, come invece alcune volte si fa. Dovrebbero contribuire a ricostruire quello che hanno contribuito a smantellare, un sistema di istruzione. Ormai è evidente: l'ignoranza genera anche questo".
ATS | 27 set 2016 16:2

Non ad un’economia verde ingannevole, inutile e, peggio, dannosa

Di seguito riporto un mio articolo pubblicato oggi (21.09.2016) sul CORRIERE DEL TICINO:
No ad un’economia falsamente e illusoriamente verde

Di buone intenzioni sono lastricate le vie dell’ l’inferno. E l’iniziativa “Per un’economia sostenibile ed efficiente in materia di gestione delle risorse” è senza dubbio ricca di lodevoli propositi, nobili ideali e pensate temerarie. Peccato sia però irrealizzabile. Inoltre, anche se venisse tradotta alla lettera, sarebbe ininfluente sul piano pratico, oltre che eccessivamente onerosa per i cittadini e l’economia.

Tutti noi abbiamo a cuore l’ambiente. Anche i democentristi, e non solo per motivi ecologici (e realmente ecosostenibili), ma anche e soprattutto per amore nei confronti del nostro Paese; perché l’ambiente in cui viviamo è un capitale da tutelare e promuovere. Ma, in politica, bisogna essere realisti. Il che non significa dimenticare gli ideali, ma portarli avanti in modo sostenibile e fattibile.

La Svizzera, nel mondo, è già uno dei Paesi in cui l’economia si sforza di essere quanto più sostenibile da un punto di vista ambientale, ed è seconda a pochi Stati in quanto a buona gestione delle risorse. Perseguire obiettivi irrealistici, concentrandoli peraltro in un breve lasso di tempo, come chiedono gli iniziativisti, non aiuta nessuno e tantomeno nessuno che voglia fare i conti con la realtà. Fermo restando che l’obiettivo dev’essere quello di migliorare sempre, senza cullarsi nell’illusione di avere già fatto abbastanza, l’attuazione dell’iniziativa è un concentrato di limitazioni, paletti e restrizioni che non riguardano solo il mondo economico – che ha le spalle larghe e che si sa difendere da solo – ma anche, e soprattutto, tutti noi cittadini comuni. Le misure radicali – come la pretesa di obbligare, de facto, il consumatore ad acquistare beni e prodotti non usa-e-getta, quindi di alta qualità, ma dai prezzi folli – richiederebbero l’adozione di misure drastiche, in grado non solo di compromettere la crescita del Paese, la competitività delle aziende e l’occupazione dei lavoratori, ma anche di minare la pazienza e la libertà della gente.

Come si fa infatti a pensare seriamente che, in soli tre decenni, si possa realisticamente raggiungere l’obiettivo di realizzare – cito – “un’impronta ecologica equivalente a un pianeta Terra”, al posto degli attuali tre, senza stravolgere radicalmente ogni aspetto della vita quotidiana di ognuno di noi?

L’economia e i cittadini hanno sì  il dovere di rispettare l’ambiente, ma hanno anche il diritto, nel frattempo, di vivere e di avere il tempo necessario per organizzarsi. E risparmiare. Sì, perché è impensabile credere che le indicazioni dell’iniziativa possano essere ottenute senza l’adozione di tasse, balzelli e costi supplementari sia per le imprese che per i consumatori.

Come se non bastasse, per controllare l’applicazione delle nuove disposizioni previste dall’iniziativa, Confederazione, Cantoni e Comuni dovrebbero dotarsi di misure finanziarie supplementari, oltre che di ulteriore personale. E gli aspetti negativi legati all’esplosione dei costi polverizzerebbero ogni motivo d’orgoglio. È stato calcolato che per la promozione di ricerca, innovazione e commercializzazione di nuovi beni e servizi ecosostenibili, occorrerebbero centinaia di milioni di franchi. E dove dovremmo andare a prenderli, di grazia?

E poi parliamoci chiaro: potremmo anche aspirare a diventare i primi della classe e, disperatamente, tentare illusoriamente di raggiungere gli obiettivi cui mira l’iniziativa. Ma anche in questo caso i nostri sforzi risulterebbero ininfluenti ai fini dell’iniziativa stessa. Nulla infatti potremmo contro i Paesi che ci circondano, uno dei quali – in particolare – dorme sonni beati e inficia sistematicamente già da ora ogni nostro passo ecosostenibile. Pertanto, se non vi suole ingannare la gente, e se realisticamente si vuole muovere un passo nella direzione auspicata, bisognerà essere realisti e franchi e quindi  mettere in conto allora che non ci si può esimere dal pianificare e coordinare il nostro agire con la comunità internazionale. Perché un progetto ambientale di questa portata non lo si può neanche pensare agendo da soli entro i confini nazionali! Non abbiamo quindi scelta: il 25 settembre votiamo No all’iniziativa “Per un’economia verde”

Dr. med. Orlando Del Don, Presidente Sezione UDC Bellinzona

Berna incontra Bruxelles? La politica e il saccheggio della storia

Ieri a Zurigo Il presidente della Confederazione Schneider-Amman ha incontrato  il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. Lo stato attuale delle relazioni tra la Svizzera e l’UE, in particolare in relazione all’attuazione dell’articolo sull’immigrazione, è stato il tema al centro dei colloqui.

L’esito del colloquio è stato l’ennesimo bla-bla-bla inconsistente e inutile, come riportato dai quotidiani più perspicaci e autorevoli. Ma la questione che qui vorrei sviscerare un’altra e riguarda piuttosto il fatto che da più parti i fautori dell’Unione Europea abbiano approfittato in modo astuto e subdolo della coincidenza con i 70 anni dello storico discorso – avvenuto proprio all’università di Zurigo – di Sir. Winston Churchill per perorare la loro causa! In tal modo saccheggiando a piacere un dato storico per utilizzarlo – decontestualizzato – a proprio piacere e per i propri fini egoistici e insani.

Non a caso in questi giorni è apparso un interessantissimo articolo di Paolo Franchi sul Corriere della Sera che così intitolava il suo intervento: Così la politica fa la spesa al discount della storia.

Di seguito vale la pena riportare alcuni passaggi di questo articolo che bene illustra la portata del problema laddove, nella battaglia delle idee, i riferimenti cronologici e i paragoni sono vilmente asserviti a fini meramente egoistici e strumentali che non rispettano niente e nessuno, tanto meno i dati storici.

Chi controlla il passato – esordisce Franchi – controlla il futuro, chi controlla il presente controlla il passato, recitava lo slogan del partito totalitario genialmente raffigurato da George Orwell in 1984. E ovviamente non c’è da rimpiangere né l’età dei totalitarismi né una concezione dei rapporti tra storia e politica per la quale la prima, ancella della seconda, era rivisitata, manipolata e distorta a maggior gloria dei detentori del potere assoluto e della linea da questi dettata.  Il Novecento, però, non si è portato via solo i totalitarismi. La storia, ce ne accorgiamo amaramente ogni giorno, se ne è andata per strade inesplorate e assai poco rassicuranti: di sicuro non è finita come aveva teorizzato Fukujama.

A farsi sempre più sottili sono i fili che legavano passato e presente. Le culture e le tradizioni politiche, incapaci di rinnovarsi in un mondo globalizzato, si sono desertificate. La memoria, che si voleva finalmente condivisa, si è invece smarrita, come se gli anziani non avessero più nulla da trasmettere ai giovani, e i giovani non avessero più nulla da chiedere agli anziani. Niente più domani che contano? e vada ancora. Va molto meno bene invece che non possono (i giovani, ma non solo!) nemmeno ricorrere alla droga dei ricordi e si sia condannati tutti a vivere in un eterno presente, senza passato e senza una prospettiva decente di futuro.

Tutto questo non significa, naturalmente, che la storia non faccia capolino, suo malgrado, nella lotta politica e in quella che una volta si chiamava la battaglia delle idee. Ma ad essa si ricorre come se fosse una specie di discount, dai cui banconi si prende, alla rinfusa e a prezzi stracciati, ciò che di volta in volta si immagina possa essere utilizzato, a mo’ di clava, contro l’avversario, senza perdere troppo tempo a chiedersi che cosa si sta acquistando, o se il prodotto è scaduto. Non è solo questione di faciloneria, di improvvisazione e di estraneità a un patrimonio comune che, in passato, si dava per acquisito. Ognuno sembra ormai liberi di costruirsi come più gli aggrada, senza incontrare troppe resistenze, la storia, scegliendo ciò che crede gli torni utile e scartando ciò che gli complica la vita. 

Allegri ignorantoni, temerari manipolatori, satrapi perversi, opportunisti decerebrati? Si, fors’anche ma – soprattutto – anche capaci opportunisti che approfittano della buona fede dei lettori, e del fatto che comunque vada … saranno sempre più i vantaggi che gli svantaggi … per i loro interessi di parte e le finalità recondite ed incoffessabili che sono i più attenti e prevenuti sapranno smascherare!

Ma se coloro che devono utilizzare questi strumenti per manipolare le masse si sono ridotti a tanto significa che sono allora in debito d’ossigeno, sono con l’acqua alla gola, e che quindi se i nemici  della democrazia che sono i politici/burocrati dell’UE devono proditoriamente salire sulle spalle di giganti come Churchill per strumentalizzarlo a piacere, beh, significa allora che la loro è una battaglia persa! Una battaglia persa in partenza.

Dr. med. Orlando Del Don, presidenze sezione UDC Bellinzona

UDC Sezione di Bellinzona. Riprendono i lavori dopo la pausa estiva

Sezione UDC di Bellinzona. Riunione di Comitato
Dopo la pausa estiva riprendono i lavori della sezione cittadina dell’Unione Democratica di Centro. Giovedì 15 settembre  ci ritroveremo con un nutrito ordine del giorno, così come trasmesso ai membri di Comitato negli scorsi giorni. Alla serata sono naturalmente cordialmente invitati – e pertanto benvenuti – tutti gli aderenti, gli amici ed i sostenitori che vorranno condividere la nostra azione politica.
Inizio dei lavori alle ore 18:00. La sede è quella storica della nostra Sezione, recentemente rinnovata.
Iscrizioni e informazioni da inoltrare a:
odeldon@gmail.com

Il presidente:  Dr. med. Orlando Del Don

Il tesoriere e segretario ad interim:  Arch. Arturo Burini

Palazzo abbandonato e già oggetto di segnalazioni; a Bellinzona un minorenne si ferisce gravemente

Questo è uno dei molti segnali che ci indicano come a Bellinzona l’amministrazione comunale non è in grado di capire, prevenire, pianificare, progettare un gran ché! Appare preoccupante questa inerzia, questa mancanza di progettualità e di visioni per il futuro del nostro comune. 

Staremo a vedere, ora, se i municipali di Bellinzona si muoveranno o indolentemente aspetteranno che prima o poi ci scappi il morto!

La notizia – che riprendo di seguito – è stata riportata in questi giorni dai media elettronici.

A Bellinzona un giovane è caduto dal 5° al 3° piano, fratturandosi il bacino. L’edificio dismesso già oggetto di segnalazioni

L’avventura di un giovane ticinese che si è addentrato nei meandri di un palazzo abbandonato in via Cancelliere Molo a Bellinzona si è conclusa all’ospedale, con una frattura al bacino e alcune contusioni.

La vicenda, ci conferma la Polizia cantonale, è avvenuta sabato sera quando il minorenne si trovava in compagnia di alcuni amici dentro l’edificio da anni in disuso. A un certo punto la soletta del quinto pianto ha ceduto e il giovane è precipitato dal quinto fino al terzo piano. Il ragazzo sarebbe riuscito a uscire da solo dal palazzo, ma si è accasciato a terra una volta arrivato sullo spiazzo di fronte all’edificio. Giunti sul posto, i soccorritori hanno prestato le prime cure al ferito, per poi trasportarlo all’ospedale, dove si troverebbe tutt’ora.

Non è la prima volta che il palazzo in questione vien visitato da bande di ragazzini. Numerose segnalazioni sono infatti giunte negli scorsi mesi alla polizia comunale di Bellinzona, come ci conferma il comandante Ivano Beltraminelli: “Dall’inizio dell’anno ci sono giunte circa una decina di segnalazioni, forse anche meno. Ma quando arriviamo sul posto i ragazzi scappano e finora non abbiamo mai fermato nessuno. Abbiamo intimato al proprietario del palazzo di chiudere tutte le entrate per evitare visite illecite, cosa che è anche avvenuta, ma i ragazzi hanno trovato comunque il modo di entrare, sfondando una porta”.

“Si tratta comunque di visite sporadiche, non si può parlare propriamente di “occupazione”, aggiunge il comandante, che parla pure di un ulteriore edificio dismesso a 100 metri di distanza da quello dove è avvenuto l’infortunio, in viale Officina, che viene spesso visitato da giovani minorenni. Anche in questo caso si parla di una decina di segnalazioni dall’inizio dell’anno, ma finora, conclude il comandante, “non si sono mai registrati particolari problemi”.

La polizia cantonale nel frattempo ha aperto un’inchiesta per fare maggiore luce sulle dinamiche dell’infortunio avvenuto sabato sera.

Dr. med. Orlando Del Don, presidente sezione UDC cittadina

Il Voltafaccia politico così come da IL CRETINO IN SINTESI

Solo per coloro in grado di opportunamente apprezzarne la portata e il senso riprendo di seguito l’attualissima e spassosissima definizione del VOLTAFACCIA POLITICO così come argutamente parodiata da Fruttero e Lucenti ne IL CRETINO IN SINTESI. Evidentemente ogni allusione a persone o fatti della politica ruspante ticinese appare voluta e ovvia a tutti coloro i quali non hanno le fette di salame sugli occhi.

Voltafaccia (s. m.) – Dal francese volte-face, fu in realtà una manovra militare ideata nella scuola di cavalleria di Neuruppin, presso Berlino, al tempo di Federico il Grande. Quel geniale stratega (come in seguito anche il Clausewitz) riteneva la ritirata non meno importante dell’avanzata ed esigeva, dai suoi reparti montati eventualmente in difficoltà  dopo la carica, che sapessero retrocedere in buon ordine scaricando moschetti e pistole sugli inseguitori. Da ciò la cosiddetta retro-carica, che doveva dare a commilitoni e nemici la sensazione, comunque, di un esito vittorioso. Fu progettata una sella speciale chiamata appunto volte-face, che consentiva al cavaliere di girarsi con una piroetta su se stesso e proseguire l’azione dando le spalle alla testa dell’animale, cui peraltro veniva mozzata la coda per motivi di visibilità. Il re volle inoltre incoraggiare l’innovazione appuntando le decorazioni sulla schiena, e non sul petto, di soldati e ufficiali distintisi in tali acrobatici fracas. Voltaire, che nel 1752 soggiornava alla reggia di Sans-Souci, ritenne di celebrare il voltafaccia con un sonetto, La gloire du derrière; ma il suo ospite e protettore lo intese come una velata allusione alle proprie inclinazioni omosessuali e ne nacque una certe freddezza nei rapporti tra il francofilo sovrano e l’impertinente philosophe. La manovra fu del resto lasciata cadere dopo la battaglia di Kunersdorf, quando per una serie di malintesi i dragoni e gli ussari prussiani fecero simultaneamente voltafaccia e si retroavventarono gli uni contro gli altri con risultati confusamente negativi.

Dr. med. Orlando Del Don, presidente sezione UDC Bellinzona

UDC Bellinzona, riprendono i lavori della sezione cittadina

Dopo la pausa estiva riprendono ora i lavori della sezione UDC di Bellinzona, presieduta dal Dr. Orlando Del Don

Il 15 settembre è prevista la riunione della direttiva della sezione.

Inizio dei lavori alle ore 18:00

Ordine del giorno:

  1. Comunicazioni del presidente
  2. Elezioni comunali 2017 LA GRANDE BELLINZONA
  3. “PRIMA I NOSTRI”. Aggiornamenti e ultimi interventi prima del voto
  4. Eventuali

Dr. med. Orlando Del Don, Presidente sezionale e membro della direttiva cantonale

“Prima i nostri!”: È meglio l’originale.

Mio articolo pubblicato  oggi – 7 settembre 2016 – sulle pagine del Corriere del Ticino.

I dati diffusi in questi giorni dall’Ufficio federale di statistica sulla presenza di stranieri in Ticino sono a dir poco sconvolgenti. Il quadro emerso dall’istantanea scattata in quest’afosa fine estate – al quale vanno aggiunti altri fotogrammi non propriamente idilliaci riguardo il  futuro del nostro Cantone – evidenzia in modo inequivocabile una realtà in ginocchio e sempre più sotto pressione da immigrazione, frontalieri, precarietà del mercato del lavoro e dumping salariale. Non si scappa. Da questo stato di cose, però, bisogna saper uscire, trovare soluzioni rapide e concrete invece di cullarsi in dati abbelliti dai soliti noti e amplificati da una stampa che non intravvede mai nuvole all’orizzonte, cui sta facendo da contorno un governo che, nell’opporsi ottusamente all’iniziativa UDC “Prima i nostri”, è arrivato persino a dichiarare che “invece di votare sì  è importante che il Cantone si attivi a Berna per l’applicazione del 9 febbraio.” Già, certo, e perché – fino ad oggi –  non l’ha fatto? Fermo restando che in medicina e in politica quando ci si trova di fronte a situazioni gravi e compromesse bisogna saper prendere decisioni chiare, profilate e urgenti, “Prima i nostri” rappresenta l’unica via praticabile in grado di invertire un andazzo che preoccupa tutti i cittadini comuni. L’iniziativa su cui saremo chiamati a votare il 25 settembre – che è poi l’ancoraggio, nella costituzione cantonale, del sì alla limitazione dell’immigrazione scaturito dal voto del 9 febbraio 2014 – è una risposta concreta, immediata ed efficace ai problemi del mercato del lavoro. E non solo perché è sufficiente studiarsela per capirne ed apprezzarne le potenzialità. Ma anche perché ha visto un iter che definire tortuoso è un eufemismo. Se in tanti l’hanno osteggiata – così come hanno fatto con l’iniziativa del 9 febbraio –  significa “tout court” che la stessa vale tanto oro quanto pesa. Il governo ticinese prima ha cercato di farla fuori facendo ricorso ad esperti (o presunti tali) che l’hanno mal interpreta. Poi si è opposto, presentando un controprogetto all’acqua di rose, tutto pace, amore e bacetti. Ma concretezza e sostanza zero.  E  noi dovremmo ora cascarci? Oltre il danno anche la beffa! Basti pensare che, a Bellinzona, si sono limitati ad auspicare la preferenza indigena nell’attribuzione di posti di lavoro, invece di renderla obbligatoria.  Da quando in qua “auspicare” avrebbe valore, dignità e sostanza politica? Da quando in qua “auspicare” rappresenta una soluzione praticabile davanti alle situazioni di grave crisi che mettono in pericolo il sistema, il corpo sociale o il corpo del malato, per riprendere la metafora del malato grave e delle decisioni del medico responsabile e competente? Del resto, nessuno ha saputo spiegarci perché dovremmo rinunciare alla preferenza indigena per i lavoratori in Ticino, così come del perché dovremmo rinunciare a combattere la pressione al ribasso sui salari e ad esigere la reciprocità nelle relazioni tra Svizzera e Stati esteri (Italia in primis). Perché “Prima i nostri”, in estrema sintesi, è tutto qui.! Chiediamo  forse troppo? Cosa ci sarebbe di sbagliato nel preferire, a parità di competenze, un domiciliato in Ticino a un frontaliere? Cosa ci sarebbe di sbagliato nel combattere la corsa al ribasso dei salari, appetibili solo per i frontalieri?  Cosa ci sarebbe di sbagliato ad esigere che gli artigiani italiani debbano sottostare alle stesse regole chieste agli artigiani ticinesi che vogliono lavorare oltreconfine? Noi non l’abbiamo capito. Ma il governo, la sinistra e i soliti corifei opportunisti e che non sopportano chi non la pensa come loro e che si vedono minacciati non appena viene chiesto in modo fermo e con il consenso del popolo la difesa degli interessi cantonali e nazionali, beh loro, evidentemente, sì. Beati loro. Noi però non ci stiamo e proponiamo a gran voce la soluzione originale!Se l’UDC ha lanciato “Prima i nostri” significa che leggi, norme e regolamenti in vigore attualmente non sono sufficienti e che quindi bisogna porvi rimedio! Senza contare che, da che mondo è mondo, è meglio sempre preferire l’originale alla copia, l’iniziativa al controprogetto.Le patacche piacciono a pochi e. soprattutto, non servono a nessuno. Il 25 settembre votiamo quindi si all’originale, si a “Prima i nostri”.

Dr. med. Orlando Del Don – Presidente Sezione UDC di Bellinzona

 

 

Politically correct? Ovvero troppi cretini alla ribalta e troppi opportunisti al potere.

Davanti alla sterile impotenza di tanta politica nostrana e non, come pure davanti a certe sorprendenti e autocelebrative affermazioni di tanti sedicenti esperti chiamati al capezzale della politica, della socialità, della scienza e della cultura … laddove prevale l’inquietante ipocrisia  del cosiddetto Politically correct,  sarebbe finalmente ora di testimoniare tutta la nostra indignazione e la volontà di voltare pagina!

Condivido in tal senso completamente e integralmente il pensiero di Gianfranco Ravasi espresso in un trafiletto recentemente apparso su IL SOLE 24 ORE.

Sono un difensore strenuo del rispetto per le persone, ma talora il luogo comune si china reverente anche di fronte al vizio o alla stupidità, considerandoli appunto diversamente morali o diversamente intelligenti. Bisogna avere anche il coraggio di andar contro certe derive sociali che non osano dire che il re è nudo, che una escort è semplicemente una prostituta e che un cialtrone rimane tale anche se si affaccia a uno schermo televisivo.

Dr. med. Orlando Del Don, medico e psicoanalista

 

I problemi grassi della Cancelleria dello Stato

L’UDC cantonale conquista il Palazzo Governativo! La cancelleria dello Stato perde il pelo ma non il vizio!
Riporto di seguito un interessante contributo de LaRegione di oggi, mercoledì 31 agosto, sotto il titolo “E l’Udc conquistò Palazzo”, Cito:
” I tempi cambiano. Anche per l’Udc che domani mattina (giov. 1. settembre) potrà difendere – assieme ad altre formazioni politiche – la sua iniziativa PRIMA I NOSTRI a Palazzo delle Orsoline.
Che c’è di strano? Ci sono i precedenti e il modo in cui i democentristi sono riusciti ad ottenere l’accesso alle stanze dello stabile. Perché alla Cancelleria dello Stato non è andata giù che negli scorsi giorni la Segreteria del Gran Consiglio abbia concesso al partito – di sua spontanea volontà e in barba alle direttive in vigore – l’utilizzo della Sala Camoghé, situata nei piani superiori dell’ex convento. Trovatasi tuttavia di fronte al fatto compiuto la Cancelleria non ha però potuto o voluto fare retromarcia, limitandosi a “tirare le orecchie” al responsabile della segreteria. All’Udc e agli altri partiti non è quindi stata ritirata l’autorizzazione ad entrare a Palazzo. Al contrario. Stando a quanto appurato dalla “Regione”, alla fine i democentristi potrebbero addirittura beneficiare della sala a pian terreno, nella quale solitamente si tengono le conferenze stampa del Consiglio di Stato, dei dipartimenti e via dicendo.
Insomma, il classico “tutto bene quel che finisce bene”.
Anche perché la questione dell’utilizzo della sala stampa aveva già fatto saltare la mosca al naso all’allora deputato democentrista MARCO CHIESA. Era la primavera del 2015 e per presentare il bilancio di legislatura del Gruppo UDC Chiesa aveva chiesto di poter accedere alla sale in questione. Permesso negato a breve giro di posta da parte del cancelliere. E, sempre a breve giro di posta, era arrivata un’interpellanza che l’ex granconsigliere terminava con la seguente frase; FA RIDERE CHE DOBBIAMO FARE UN’INTERPELLANZA PER PRESENTARE UN BILANCIO DI LEGISLATURA! FORSE SI RITIENE MEGLIO CHE LA SI PRESENTI AL BAR? ”
Questo è il testo riportato da LaRegione.
Con i problemi che stanno mettendo in ginocchio il Ticino … sono queste le preoccupazioni della cancelleria dello Stato?
Insomma, come dire … la cancelleria dello Stato perde il pelo ma non il vizio.

Dr. med. Orlando Del Don, Presidente sezione UDC di Bellinzona