I costi dei nostri municipali a Bellinzona. Una discussione doverosa

Gli Onorari dei Municipali bellinzonesi hanno suscitato curiosità e interesse, unitamente a qualche polemica. La discussione interna ai partiti non ha potuto essere elusa … evidentemente. Ed è bene che sia così. Anche internamente al  nostro raggruppamento politico (Lega-UDC-Noce-Indip.) vi sono stati  confronti e distinguo che, negli ultimi tempi sono stati riportati anche dai media.

Il 29 maggio sono stato contattato dalla RSI per un’intervista nella mia veste di presidente sezionale UDC nonché consigliere comunale e vice-capogruppo Lega-UDC. L’intervista è poi stata  trasmessa dalla RSI (IL QUOTIDIANO) del 29.05.2017 (27’e 21”).

Di seguito riporto alcune precisazioni a complemento dell’intervista stessa. Precisazioni necessarie poiché la mia intervista in oggetto non è stata riportata nella sua integrità come invece mi sarebbe piaciuto poter confermare.

In sintesi:

Premesso che il nostro gruppo Lega-UDC non ha ancora preso una decisione formale ma che le indiscrezioni riguardo il dibattito interno al nostro gruppo in Consiglio comunale hanno poi attirato l’attenzione dei media e della RSI in particolare, premesso ciò – dicevo – io sono stato interpellato alfine di commentare appunto quanto emerso e riportato dai media negli scorsi giorni.

Ho pertanto confermato il tutto e, in particolare, il fatto che ci siamo preoccupati di capire le motivazioni che hanno portato i nostri municipali a fare le scelte che conosciamo in relazione ai loro onorari. Confermato anche che le diverse sensibilità e posizioni al nostro interno necessitano un ulteriore periodo di approfondimento per meglio capire e valutare quanto siamo venuti a sapere dal comunicato del Municipio riguardo gli onorari in oggetto.

Non è certo un intervento polemico il mio e il nostro ma unicamente il desiderio di poter cominciare la legislazione con un rapporto dialettico chiaro, rigoroso, democratico e responsabile. Anche perché il senso dell’aggregazione dei 13 comuni implicava, fra l’altro, l’ottimizzazione delle risorse e soprattutto dei costi. Costi che, nel caso specifico, vanno in controtendenza di quanto da tutti auspicato e auspicabile. Non nascondiamo il fatto che avremmo gradito poter confermare, da parte dell’esecutivo, un approccio più rigoroso, attento alle spese, meno proclive alle gratificazioni immediate sul piano delle rivendicazioni personali, parsimonioso e disposto al confronto istituzionale e pubblico riguardo i “desiderata” degli municipali stessi, i loro compiti, il loro mandato e le opzioni possibili e praticabili. Purtroppo non è stato così. Il rischio, a medio termine, è che non vorrei trovarmi nella condizione di ritornare sulla questione perché il municipio si troverà costretto ad aumentare il moltiplicatore comunale per far fronte agli oneri che graveranno come un macigno sulle finanze del Comune.

Ma ecco i complementi di informazione che desidero evidenziare.

1. Al di là del fatto che, prima di guardare in casa d’altri dovremmo fare i conti in casa nostra, Il confronto con i municipali d’oltralpe è improprio poiché questi ultimi sono dei politici-funzionari e in questo ruolo non sono paragonabili ai nostri municipali.

2. Sono i nostri municipali che vogliono mantenere il ruolo di politici di milizia e che non vogliono rinunciare alla loro attività professionale privata (Branda a questo proposito è stato chiaro).

3. Giustificare poi l’onorario in questione adducendo il fatto che non si è superata la cifra allocata in precedenza ai municipali dei 13 comuni è un ragionamento a dir poco infelice. Il giornalista (Melchionda) infatti riprende la questione alludendo al fatto che, evidentemente, seguendo questo ragionamento se i comuni fossero stato 17, beh, l’onorario sarebbe ulteriormente lievitato.

4. Non si è poi parlato del rimborso spese che i Municipali hanno evidentemente previsto e che va ad aggiungersi all’onorario in oggetto.

5. A titolo abbondanziale, poi, si potrebbe anche evidenziare che nessuno conosce il “Cahier des charges” de nostri Municipali. Ininfluente?

6. Infine. Non sarebbe stato più corretto discutere preventivamente – e di comune accordo con i neo consiglieri comunali – dell’onorario dei nostri municipali … invece di venirlo a sapere attraverso i media?

7. Con queste premesse, poi, si giustifica di tutto e di più … e così il malcontento di tanti altri impiegati e collaboratori del Comune (che non possono o non osano manifestarsi pubblicamente) o anche dei neo municipali pagati con un gettone di presenza indipendentemente dal tempo e dall’impegno svolto in CC o nelle Commissioni (a questo proposito, da notare che non vengono onorati i lavori di lettura, studio e redazione di rapporti o relazioni di lavoro che sono parte integrante dell’attività di consigliere comunale, con il pericolo più che patente – e noto – che la maggioranza si sottrae alla corvée …

Non voglio tediarvi oltre (e pertanto concludo qui la mia analisi) ma non mi sembra che la prima legislatura della nuova Bellinzona sia iniziata con la dovuta trasparenza e correttezza nonché con i buoni e dovuti auspici e premesse che ci si saremmo aspettati da questo storico evento politico-istituzionale!
Dr. med. Orlando Del Don, consigliere comunale UDC

Il giornale televisivo su ciò che accade e fa discutere nella Svizzera italiana
RSI.CH

A proposito di certi psicoanalisti da salotto, che anche in Ticino hanno fatto breccia!

Riprendo di seguito una interessantissima intervista a J. A. Miller che si esprime a proposito del fenomeno Recalcati. Fenomeno che anche in Ticino ha  fatto breccia con seminari, libri, interviste, recensioni, ecc. Non aggiungo altro all’intervista in oggetto lasciando giudicare ai lettori.

L’INTERVISTA – JACQUES-ALAIN MILLER
“Recalcati? La psicanalisi al servizio di Renzi”
L’ALLIEVO DI LACAN CONTRO IL COLLEGA: “NON POSSIAMO AVERE ETICHETTE POLITICHE”
di Ferruccio Sansa

“No, uno psicoanalista come Massimo Recalcati non può mettere il suo sapere al servizio di un partito politico. Non può utilizzare le tecniche della sua scienza per attrarre i giovani. E poi in una scuola intitolata a Pier Paolo Pasolini… è troppo!”. Parla Jacques-Alain Miller, uno dei più noti psicoanalisti viventi. Alunno e curatore testamentario del maestro Jacques Lacan. Miller è arrivato a Torino per partecipare al convegno nazionale della scuola lacaniana. Ma nei corridoi dell’università oltre che di psicoanalisi si parla di politica nostrana. È scoppiato il caso Recalcati: studioso italiano di Lacan chiamato da Matteo Renzi a lanciare la scuola di partito del Pd. La polemica apparentemente tutta italiana è approdata all’estero, a cominciare da Parigi. I giornali e i siti degli studiosi di Lacan ospitano articoli e dibattiti.

-Professor Miller, lei non è stato molto tenero con il suo collega…

-C’è qualcosa di Renzi che mi ricorda Alessandra, la zarina di Russia sposa di Nicola II, che per far guarire suo figlio malato di emofilia si affidò a Rasputin. Ma il segretario Pd ha migliori possibilità di successo: Rasputin era un grande seduttore oltre che un ladro. Mentre Recalcati non ruba.

-Lei ha scritto anche di peggio sul giornale “Lacan Quotidien” diffuso tra gli psicoanalisti di mezzo mondo…

-Mi sono chiesto se Recalcati è Faust e Renzi il diavolo. No, Renzi è un uomo politico di talento che prende il nuovo dal lato della psicoanalisi. La “canaglia”, detto con ironia, è Recalcati.

-Parliamo di uno degli psicoanalisti più noti d’Italia…

-Chi fa il nostro lavoro non deve avere etichette politiche addosso.

-Chi difende Recalcati ricorda che anche voi siete scesi in campo alle ultime presidenziali francesi. È vero?

-Certo. Abbiamo ritenuto che fosse un dovere schierarsi contro la proposta del Front National in un momento in cui in Francia nessuno sollevava la questione dell’identità e del passato di questa forza politica. Ma se avesse vinto Marine Le Pen avrebbe significato l’isolamento della Francia in Europa, un disastro per l’economia. Il rischio di una dittatura. Noi abbiamo deciso di parlare per raccogliere un fronte repubblicano. Senza un partito, senza un’etichetta.

-Qual è invece la colpa di Recalcati?

-Mettersi al servizio di un partito. Noi non abbiamo bisogno di politici, dobbiamo dare una vita nuova agli ideali democratici. E anche all’insegnamento di Lacan. Schierarsi in politica può creare invece un danno.

-Lei ha usato la parola scandalo…

-Sì, per noi è uno scandalo. Non possiamo accettarlo. Non possumus.

© 2017 Editoriale il Fatto S.p.A. C.F. e P.IVA 10460121006

A proposito di Lega e UDC a Bellinzona; le sciocchezze di cui sono capaci certi media è stupefacente!

Domenica il settimanale IL CAFFE ha riportato una notizia (ripresa poi anche dagli altri media) che mi riguarda come politico e municipale e che mi ha lasciato di stucco.  Non voglio farla lunga e mi limito a dire che la questione tocca il dibattito interno al gruppo misto Lega-UDC in riferimento agli onorari dei municipali della nuova Bellinzona.

Certo che ritrovarsi sui giornali dopo aver discusso in tutta discrezione e democraticamente della questione degli onorari dei municipali fra di noi neoeletti consiglieri comunali del gruppo Lega-UDC è perlomeno irritante. Semplicemente perché i media non sono stati interpellati e non vi era nulla da dichiarare ancora visto che si trattava di una discussione che meritava l’attenzione del nostro gruppo e che era solo agli inizi in quanto si voleva capire e interpretare le nuove scelte del municipio in tema di onorari!

Che dire? Mah! Forse semplicemente che le sciocchezze di cui sono capaci certi giornali e certi giornalisti non hanno limiti!
Premesso che la questione degli onorari dei Municipali è stata discussa in modo informale internamente al gruppo Lega-UDC, premesso che non vi è stata nessuna decisione in merito, premesso che non vi è stata alcune comunicazione ufficiale agli organi di stampa perché non vi è ancora nulla da comunicare, premesso che fra Lega e UDC non vi è alcun pericolo di spaccatura, premesso che né la capogruppo Lelia Guscio né il vice-capogruppo Orlando Del Don sono mai stati interpellati dai media su questa questione e che gli stessi non hanno mai preso una posizione pubblica (dal momento che non vi sono state decisioni in tal senso da parte del gruppo), premesso tutto ciò mi chiedo … MA CHE RAZZA DI INFORMAZIONE Ê MAI QUESTA DE “IL CAFFE” E RIPRESA DAGLI ALTRI MEDIA? Qui si tocca il fondo … del pettegolezzo, del sentito dire, della provocazione, della disinformazione! Preferisco limitarmi a questo tipo di comunicato evitando di esprimere giudizi ben più virulenti e pungenti in merito!!!
Dr. med. Orlando Del Don, Consigliere comunale
Vice-capogruppo Lega-UDC

Papà e mamma servono ancora. Che sorpresa!

 

Riprendo di seguito quanto pubblicato  ieri sul GdP a firma Pietro Ortelli il quale a sua volta riprende una notizia riportata dalla stampa italiana. Una notizia di peso e che è passata sotto silenzio, purtroppo!

“Il prossimo 25 maggio Giancarlo Ricci, milanese, laureato in filosofia con una tesi su Jacques Lacan, psicoterapeuta e psicoanalista, membro analista dell’Associazione lacaniana di psicoanalisi, promotore del laboratorio Rete di Psicoanalisi Sigmund Freud, esperto di psicologia dell’età evolutiva, giudice onorario presso il tribunale dei minori di Milano, in una parola un competente e stimato professionista, sarà sottoposto a un processo disciplinare dall’Ordine degli psicologi della Lombardia per aver affermato nel corso di una trasmissione televisiva, che <Servono la mamma e il papà per una crescita essenziale e costruttiva di un bambino>. 

Dovrà difendersi davanti alla commissione dell’Ordine.

Fatto esemplare e impressionante di come si stia affermando un totalitarismo delle idee che sostituisce la discussione con l’intimidazione  e pratica, in nome della libertà, la più rigida intolleranza nei confronti dei non allineati, ossia, nel nostro caso, di chi non si sottomette, e si rifiuta di marciare sotto i labari e le insegne delle falangi LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuale e Transessuali) e Gender.

Giancarlo Ricci è stato denunciato da un collega membro di un’associazione appartenente a quel mondo per la colpa ovvia di aver manifestato un pensiero discriminante e offensivo verso le coppie omosessuali che desiderassero un figlio, come pure verso le famiglie monoparentali, ecc.

Dunque, riassumendo: uno va in televisione, esprime un’idea che corrisponde esattamente a quanto tutte le civiltà umane – in particolare la nostra – hanno incessantemente pensato nel corso degli ultimi trenta secoli, e cioè che il contesto migliore per il bambino è la famiglia con la madre e con il padre, e in un batter d’occhio si trova sotto processo per omofobia, intolleranza e discriminazione, nel segno di un’ideologia, affermatasi nel corso degli ultimi trent’anni contro il più elementare buon senso, secondo la quale il genere non sarebbe quello biologico, ma quello che uno si sceglie “Liberamente” (uomo, donna, omosessuale, transessuale e via discorrendo: sono riusciti a catalogarne una sessantina che per il momento non mi sono ancora preso la briga di mandare a memoria).

Mi viene in mente un pensiero di Camus, l’ultimo Camus, il quale, presentendo, come altri grandi del Novecento, la crisi di civiltà che stiamo attraversando, diceva pressapoco: Abbiamo sempre pensato che il compito fosse di costruire il mondo futuro, ma forse siamo in un’epoca dove il compito è quello di evitare che il mondo presente si dissolva.

Il caso di Giancarlo Ricci, psicoterapeuta e psicoanalista, vittima dei furori astratti di censori implacabili, rappresenta l’espressione volgare di uno scontro che attraversa in profondità la nostra società e la nostra cultura: quello tra chi non accetta che ogni cosa che la scienza permette di fare (maternità surrogata, utero in affitto, ecc.) debba essere fatta, e chi invece accoglie i traguardi della tecnica in funzione della soddisfazione soggettiva dei desideri, con la pretesa che questa divenga un diritto riconosciuto”.

Evidentemente – e concludo – condivido pienamente quanto riportato nel commento di Pietro Ortelli. A mia volta non posso che biasimare questi pseudo intellettuali, questi pseudo psicologi, psicoterapeuti, psicoanalisti che si ergono a censori e a moralizzatori che, in quanto tali, si arrogano il diritto di affermare spudoratamente eresie scellerate e al contempo si permettono di attaccare e denigrare tutti coloro che non si mettono in fila col capo chino, tutti coloro che osano affermare il loro disaccordo davanti a tanta stupidità, barbarie e dabbenaggine.

Dr. med. Orlando Del Don, medico psichiatra, psicoterapeuta e psicoanalista 

Le sfide accademiche dell’Università della Svizzera Italiana (USI). Una partenza (parzialmente) zoppa!

Sabato scorso vi è stato il Dies Academicus dell’USI.  Un momento importante, questo, per fare un bilancio riflettere a fondo sul ruolo, sulla forma e sui contenuti dell’offerta accademica di questa nostra prestigiosa istituzione. In questa sede mi preme però affrontare nello specifico il ruolo futuro della facoltà di Scienze della comunicazione che, come evocato da più parti, potrebbe in futuro (prossimo) chiamarsi Facoltà di comunicazione, cultura e società. 

Ora, io sono convinto che per affrontare le sfide dell’interconnessione globali, delle diversità linguistiche, culturali, filosofiche e religiose, unitamente ai rapidi cambiamenti tecnologici, antropologici e culturali, si debba giustamente ripensare il ruolo dell’Università e di una facoltà in grado di cogliere tutto ciò nel senso di un approccio che riconosca il valore della cultura umanistica in grado di formare un solido pensiero critico ed educare i cittadini responsabili nonché la futura classe dirigente.

In tal senso non posso ora ritenermi soddisfatto – a 20 anni dall’istituzione dell’USI e della facoltà di scienza della comunicazione – da come l’USI intende surrettiziamente porre rimedio ad un primo errore, commesso quattro lustri orsono con la creazione di una facoltà di scienze della comunicazione, mettendo ora in scena un secondo errore con il quale tentare di correre ai ripari con un intervento (il cambiamento del nome in Fac. di comunicazione, cultura e società) che mi sembra molto di facciata, puro atto formale, estetico, e che non affronta il problema nella sua essenza e non muta la realtà dei fatti.

Perché infatti si fa così fatica a riconoscere che ora, più che mai, abbiamo bisogno di una vera facoltà di Scienze Umane? Nella forma (nome) e nella sostanza.

Ma cosa sono le scienze umane. Cominciamo con il dire che sarebbe vano  cercare una definizione canonica o una traccia precisa delle reciproche frontiere tra le «scienze umane», le «scienze sociali» o le «scienze dell’uomo». Queste scienze si sovrappongono parzialmente senza essere completamente sinonime. Le loro definizioni sono dovute più a distinzioni accademiche, variabili a seconda dei paesi e degli usi, che a una terminologia rigorosa. Utilizziamo allora la definizione più ampia ed estesa delle scienze umane, riunendo sotto questo nome tutte le scienze che riguardano l’uomo e la società. Questo insieme è formato da una quindicina di discipline che si sono costituite intorno a questioni e temi fondatori. Un primo sguardo permette di misurare l’estensione  dei problemi e dei temi coperti da tale insieme.

L’antropologia è nata dall’incontro con i popoli «selvaggi». Il suo progetto fu di descrivere i riti, i miti, i costumi dei popoli del pianeta. Così facendo ha voluto mettere in luce la diversità (e dunque anche le invarianze) delle culture umane e penetrare il mistero delle loro origini. A lungo focalizzata sui «primitivi», l’antropologia porta oggi uno sguardo nuovo e distanziato sulle società moderne.

La linguistica si interroga sulle funzioni, la natura e le regole del linguaggio umano. Una delle sue grandi piste di ricerca nel XX° secolo sarebbe stata la conquista di una grammatica universale alla base di tutte le lingue del mondo.

La psicologia, scienza dello psichismo, esplora i due grandi domini delle cosiddette funzioni «cognitive» (percezione, apprendimento, intelligenza, memoria, linguaggio), la vita affettiva (emozioni, personalità, motivazioni, pulsioni) e i meandri della follia.

L’economia si propone di comprendere le condizioni in cui gli uomini producono, scambiano e si ripartiscono le merci e i beni pubblici. Alcune domande chiave hanno dominato il dibattito nel corso del XX° secolo: che parte devono avere il mercato e l’intervento dello stato nella regolazione del sistema? Quali sono le cause della crescita e delle crisi economiche?

La storia cerca di ricostruire il passato degli uomini e delle società. A lungo focalizzata sui «grandi» uomini e i «grandi» eventi, da mezzo secolo si occupa di ricostruire le mentalità, i modi di vita, gli universi sociali che formano lo zoccolo invisibile dei cambiamenti e delle permanenze delle società.

società-industrialeLa sociologia, figlia della società industriale, è nata dalla domanda sui fondamenti del legame sociale e sui cambiamenti delle società moderne. I suoi domini privilegiati: il lavoro, la famiglia, il potere, gli svaghi e il tempo libero, i gruppi e le diseguaglianze.

geografiaLa geografia cerca di comprendere come gli uomini organizzano il loro spazio e la loro vita.

Il diritto studia i sistemi di norme e le teorie attraverso cui si amministra la giustizia.

Intorno a queste discipline di riferimento si è riunita una costellazione di scienze periferiche: la psicologia sociale, le scienze politiche, le scienze dell’educazione, le scienza cognitive, la psichiatria, l’archeologia.

La filosofia stessa è legata alle scienze umane, se si considera come certe sue branche istituiscono e fecondano queste discipline. Non è però una di esse, vista la specificità di questo campo del sapere.

Questa la vera sfida del futuro. Questo ciò di cui la nostra Università, la Società, gli Studenti, i nostri giovani, ma anche  la cultura d’impresa, l’Economia, l’Innovazione, la Politica e l’educazione alla Cittadinanza responsabile e proattiva hanno bisogno. Ora più che mai.

Detto ciò – e concludo – ritengo che ora tutto ciò doveva e deve poter essere discusso preso in considerazione da una Università come la nostra; e che sarei stato particolarmente felice di poter finalmente leggere che la nostra USI ora, finalmente, si sente pronta ad accogliere questa sfida (anche se con un po’ di ritardo) e che, al contempo, la stessa avesse avuto il coraggio di ammettere questo stesso ritardo unitamente agli errori che in passato sono stati compiuti (a fin di bene, certamente) ma  che sarebbe stato lungimirante ammettere e correggere ora senza timori o rossori imbarazzati.  Questo sarebbe stato un vero nuovo inizio per la nostra Università e questo mi aspettavo dai vari esponenti del molto accademico, politico, intellettuale e culturale che si sono dati appuntamento sabato scorso al Dies Academicus.

Peccato che tutto ciò si sia svolto senza dibattito, senza discussione e che si lasci che  il non detto che sottende e cresce nelle stanze segrete dell’USI e/o nel suo inconscio istituzionale e/o politico, continui così a erodere dal di dentro il sistema nuocendo pesantemente allo stesso. Infatti quello che l’istituzione non porta alla coscienza, l’istituzione stessa è destinata poi a considerarlo e a classificarlo poi come fato, destino, condizioni avverse che, in quanto tali, giustificano poi i fallimenti e/o le aspettative disattese.

Ma forse sono io aver aver capito male. Forse sono io che non ho saputo cogliere il messaggio, la “Comunicazione”, che l’USI ha voluto diffondere e far conoscere a coloro che vogliono e sanno intendere?

Psicopatologia del Potere: il caso Macron

Brillantissima e acuta analisi psicopatologica del candidato Macron da parte del collega Adriano Segatori. Complimenti. Bravissimo. Da ascoltare con attenzione.

La diagnosi di un illustre psichiatra, il Prof. Prof. Adriano Segatori, Psichiatra-psicoterapeuta, membro della sezione scientifica “Psicologia Giuridica e P…
YOUTUBE.COM

A proposito del Male … quello radicale, diabolico, perverso!

Qualche giorno orsono avevo dato avvio ad una specie di esperimento con una rubrica dal titolo Apri-La-Mente, alla quale avevo apposto il sottotitolo … PENSA-CHE-TI-PASSA.

Beh, in quel mio primo intervento avevo affrontato in modo sintetico e aforismatico il tema dell’invidia. Avendo ricevuto diverse attestazioni che mi incoraggiavano a continuare nell’esperimento ho pensato di continuare con questa mia prova attraverso la quale offrire qualche elemento di riflessione sui temi cosiddetti scottanti che ci toccano tutti, per un verso o per l’altro … come attori o spettatori,  come protagonisti o testimoni, o magari anche come vittime o carnefici, soggetti attivi o passivi. Vedete voi. Ognuno ne faccia quello che meglio crede.

Ma che dire OGGI a proposito di MALE? Quello radicale, diabolico, perverso, apparentemente senza speranza, senza fine, senza fondo! Quel Male che comprende e va anche oltre i fenomeni tristemente conosciuti di fanatismo ideologico e di terrorismo.

Esiste un “Albero del male”? E su quale terreno si sviluppa? Di cosa si alimenta? Qual’è il suo fine, quali sono i suoi frutti? E, ancora, il Male (questo Male) esiste solo in quanto assenza di bene o è anche opposizione ad esso? E quale è  il suo rapporto con la pulsione di morte (Freud) se questa correlazione può essere fatta in modo lecito e pertinente?

La storia ci insegna che la linea che separa il Bene dal Male è sempre stata fragile, sfumata. Eppure chiunque incontri il Male lo riconosce SUBITO e sa che esso continua ad agire nei confronti dell’individuo, della vita sociale e della comunità costituita, attraverso la rottura dei legami.

Il momento in cui – con orrore – percepiamo tutto ciò e prendiamo le distanze da questo abisso che ci guarda e tenta di annientarci attirandoci a se come un “buco nero”, ecco, in quel  momento qualcosa si muove in noi. Solo allora siamo potenzialmente in grado di percepire – seppur in modo ancora indistinto – che nel momento in cui si è maggiormente intimoriti da ciò che della vita non comprendiamo (IL MALE), proprio in quel momento paradossalmente siamo più vicini a comprenderlo che in qualsiasi altro momento. Ma questo momento dura assai poco e il nostro orrore, la paura di vedere ciò che più ci turba, ci allontana da questa consapevolezza e ci spinge a cercare conforto altrove, lasciando cadere così questa forma di conoscenza e responsabilità soggettiva! E allora – parafrasando Herbert Spencer – in quel momento gli esseri umani si aggrappano ancora più disperatamente ai loro deliziosi tiranni e alle loro squisite sciocchezze finché la morte non li guarderà dritto negli occhi!

Così è, Signori, e poiché il Reale di questa Verità sembra inguardabile, inconoscibile, inavvicinabile … ecco che la nostra vita reale, la realtà quotidiana, è costituita per la maggior parte da immaginazione, fiction, sogno, illusione!

Dr. med. Orlando Del Don, medico, psicoanalista

PS: Per approfondimenti sul tema si veda il testo pubblicato dalle Edizioni Borla, Lo Sguardo del Male, di Lino Rossi e Orlando Del Don, pubblicato nel 2012

 

Apri-la-mente! Quasi nuovamente una rubrica!

PENSA-CHE-TI-PASSA
A proposito dell’invidia.
Spesso colui che ne è vittima non si stima abbastanza per mettersi alla prova, e non si mette alla prova per non disconfermare la falsa idea che si è costituito di sè.
E pertanto questi è spesso preso dal bisogno di lanciare invettive feroci (soprattutto sui social media) credendosi infatti lui talentuosissimo in potenza e così pure dotato di grandissima purezza spirituale, e necessariamente inadatto (poverino lui!) alla feroce battaglia della vita e ai rischi potenziali degli scacchi matti delle altrui – a suo dire -inelegantissime ambizioni.
E proprio a causa di ciò egli però non si nega il diritto e il piacere maligno di critiche veementi e gratuite nei confronti del prossimo, andando spesso ben oltre la soglia del civile commento e dell’urbano confronto, sfociando spesso nell’invettiva da crisi epatica!

Leila Guscio e Orlando Del Don, eletti all’unanimità capogruppo e vice capogruppo

BELLINZONA – I rappresentanti della lista Lega/UDC/Indipendenti/Noce eletti nel Consiglio comunale della nuova Bellinzona, si sono riuniti unitamente al Municipale Mauro Minotti mercoledì. Il neo-costituito gruppo in Consiglio comunale ha designato all’unanimità quale capogruppo Lelia Guscio, Consigliera comunale uscente di Bellinzona e deputata in Gran Consiglio per la Lega dei Ticinesi. Orlando Del Don, già deputato e capogruppo in Gran Consiglio nonché attuale presidente della sezione UDC di Bellinzona, sarà il vice-capogruppo.

Il gruppo ha in seguito discusso le tematiche che verranno affrontate dai propri rappresentanti in seno all’esecutivo e al legislativo della nuova Città, e auspica che si possa lavorare in modo armonioso con le altre forze politiche per il bene dei cittadini del nuovo comune.

Allo stesso tempo si sono già pianificati i nominativi dei membri che entreranno a far parte delle quattro commissioni permanenti. Nominativi che verranno resi pubblici nel corso dei prossimi giorni.

Grande la soddisfazione da parte di tutti i partecipanti (presenti al completo) che in tal modo hanno ancora una volta dimostrato e testimoniato grande senso di responsabilità,  coesione, collaborazione e intesa e che prefigura una proficua e intensa attività da parte di tutto il gruppo in questa prima legislatura del nuovo comune per il bene della comunità della nuova grande Bellinzona.

Dr. med. Orlando Del Don, presidente sezione UDC del bellinzonese

Leggiadro intermezzo sui massimi sistemi

Bisogna ammetterlo, se la stupidità ha avuto tutto il  successo – che tutti noi possiamo accertare giornalmente – a livello evolutivo, ben, ci deve pur essere una buona ragione. Deve avere un senso e, soprattutto, uno scopo!

E pertanto essa va presa con tutta la serietà, l’impegno e la professionalità del caso. In ogni caso essa non va assolutamente sottovalutata.

È pertanto con piacere che oggi il Corriere del Ticino ci regala un gustosissimo trafiletto sull’argomento sul quale vale la pena soffermarsi un momento.

“Perché ogni epoca ha i suoi imbecilli e i suoi tromboni da studiare”.

Questo è il bel titolo dell’altrettanto bel pezzo pubblicato sull’edizione odierna (10.04.17) del Corriere del Ticino, firmato da Giorgio Thoeni. Ve lo consiglio … godibilissimo! E utilissimo, perché – come ci ricorda la Prima Legge Fondamentale formulata da Carlo M. Cipolla: “Sempre ed inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione”.

Peraltro, e qui termino, davanti a questo quesito insondabile e misterioso non aveva torto neanche Molière che ci dà questo ulteriore e non così ovvio spunto di riflessione: Uno stolto istruito è più stolto di uno ignorante!

Orlando Del Don