Un caso di malagiustizia […] dove al centro della vertenza vi è una bambina di 6 anni disperata e gravemente sofferente

Unione Democratica di Centro
Gruppo parlamentare
Dr. med. Orlando Del Don, Capogruppo
Via Lugano 2 – 6500 Bellinzona
Email: odeldon@gmail.com

 

 

 

Mozione parlamentare urgente

 

 

Un caso di malagiustizia e di disfunzionamento nella gestione delle pratiche assunte dall’ Autorità Regionale di Protezione (ARP) e dall’ Ufficio Autorità di Protezione (UAP). Occorre intervenire.

 

 

Da parecchio tempo le associazioni che si occupano di problemi familiari dovuti a conflitti ingenerati da  separazione o divorzio ricevono testimonianze di “malagiustizia” nella gestione delle pratiche da parte delle Autorità Regionali di Protezione (ARP) e dell’Ufficio Autorità di Protezione (UAP). Succede a volte che spinti dalla disperazione i cittadini denuncino i loro problemi attraverso i media provocando sul momento reazioni indignate da parte della  popolazione e spesso anche da parte di alcuni politici. Peraltro poi, purtroppo, altri argomenti e temi caldi si sovrappongano a far notizia …. con la inevitabile conseguenza che le reazioni di questi cittadini passano poi in secondo piano e  vengono dimenticate, mentre purtroppo i problemi rimangono e la sofferenza regna sovrana. Con l’inevitabile esito che, regolarmente, il tutto viene rimandato sine die e che l’impegno a voler affrontare seriamente e sistematicamente queste modalità di intervento si stempera e si accantona per la buona pace di tutti … lasciando dietro di se inevitabili strascichi di sofferenza, iniquità e sfiducia della popolazione nelle istituzioni pubbliche preposte.

Nei giorni scorsi l’Associazione Genitori Non Affidatari  (AGNA), da anni attiva nella consulenza di coppie conflittuali con figli a carico, ha segnalato pubblicamente un caso emblematico quanto urgente e grave. Nel fare ciò la stessa associazione ha posto un quesito di peso alle autorità preposte –  dal titolo “A chi tocca verificare l’operato delle ARP e dell’UAP?” – sottoponendolo ai Dipartimenti delle Istituzioni,  della Socialità e Sanità, ai Municipi dei Comuni Ticinesi, ed ai membri del Parlamento, tutto ciò focalizzando l’attenzione su quello che a loro avviso sembrerebbe essere “l’ ennesimo caso di gestione sconcertante da parte dell’UAP e della ARP3 di Lugano-Breganzona”.  Situazione questa che, come segnalato e ribadito dalla stessa Associazione “avrebbe come protagonista una bimba di sei anni, strappata improvvisamente alla famiglia affidataria in cui viveva da 5 anni e posta in affidamento in un’altra famiglia, tutto ciò senza un`adeguata preparazione  degli operatori sociali coinvolti nella situazione, e con il risultato che la nuova famiglia non ha più potuto tenerla dopo soli due mesi,  per poi, come fosse un oggetto, essere inserita presso il CPE di Stabio in attesa di essere poi definitivamente affidata ad un foyer del Mendrisiotto che però avrebbe avuto difficoltà a causa della non disponibilità nell’accogliere stabilmente la bambina”. Sempre AGNA denuncia ancora, cito: “Altra grave decisone dell`UAP e dell`ARP 3, è stata quella di impedire, senza una ragionevole  giustificazione,  al padre, alla zia e alla nonna paterna – con la quale la piccola trascorreva regolarmente e da sempre i fine settimana – di  incontrare  e di sentire  la  loro figlia e nipote”.

Stante questa situazione che mette in risalto un problema strutturale a livello istituzionale e, nello specifico, una situazione incresciosa e inquietante relativamente al vissuto, alle sofferenze e all’ipoteca psicosociale ed esistenziale imposta a questa bambina, riteniamo sia ora giunto il momento di porre rimedio a tutto ciò. Sia sul piano più generale, strutturale, procedendo nella rivalutazione e verifica delle procedure e modalità in essere, sia nello specifico. Soprattutto  – per l’urgenza e la priorità intrinseca – alfine di risolvere la scabrosa fattispecie che vede la bambina in questa situazione anomala e a rischio di scompenso acuto e, pure, per l’iniquo trattamento nei confronti della famiglia affidataria e dei famigliari stretti della stessa. Sussidiariamente poi alfine di verificare le procedure adottate dalle autorità coinvolte in questo caso affinché in futuro si possa scongiurare il ripetersi di situazioni analoghe.

Vogliamo peraltro ancora insistere sulla  priorità e l’urgenza di questo intervento tenuto conto che la nozione del tempo (dello scorrere del tempo) per un bambino è completamente diversa da quella di noi adulti e che le conseguenze di questo stato di cose – la situazione di grave sofferenza e disagio come quella che vede coinvolta la bambina in oggetto – ha delle conseguenze molto pesanti e durature sul futuro psicologico, sociale ed esistenziale della stessa, ragione per la quale ricordo a questo CdS che, premessa per il successo dell’operazione, sia l’assoluta tempestività di intervento

Segnaliamo poi che, in situazioni come questa, sia più che mai opportuno procedere ad un delicato lavoro di mediazione e supervisione di tutta la pratica nel suo complesso iter burocratico-amministrativo, legale, istituzionale, psicologico, educativo, sociale e famigliare da parte di personalità e professionisti di acclarata e indiscussa competenza e imparzialità e che godano della fiducia delle parti in causa. In questo essendo persuasi che solo attraverso un tavolo di discussione e mediazione allargato – in cui tutti gli attori coinvolti si possano dedicare seriamente all’ analisi di quanto accaduto dai diversi punti di vista – si potrà, attraverso l’autorevolezza,  l’imparzialità e la competenza del professionista scelto, risolvere il caso nell’interesse delle istituzioni coinvolte e, soprattutto, della bambina al centro del contenzioso.

Per quanto riguarda quest’ultimo punto segnaliamo che è stato avviato un contatto preliminare con il Prof. dr. med. Graziano Martignoni, medico, psichiatra e psicoterapeuta FMH, professore alla SUPSI e docente di psicopatologia all`Universtà di Friborgo – unanimemente reputato persona e professionista al di sopra delle parti e con ruoli diversificati anche in ambito accademico/professionale e, in modo specifico, proprio nella formazione degli operatori sociali – il quale si è detto  disponibile ad assumere e gestire, per il bene delle istituzioni e della bambina, questa non facile e complessa incombenza.

In considerazione di quanto sopra  e in virtù dei disposti del Regolamento sull’organizzazione del Consiglio di Stato e dell’Amministrazione (del 26.04.2001) il quale, al Cap. IV (Sedute e decisioni) alla voce Deliberazioni, lettera b (Procedura straordinaria), Articolo 17, così recita:

  • In caso d’urgenza, il Consiglio di Stato può seguire procedure straordinarie quali l’adozione di decisioni per via di circolazione degli atti, per telefono, per posta elettronica, per tele o video conferenza.
  • Le decisioni prese con procedura straordinaria sono equiparate a quelle adottate in procedura ordinaria.
  • Rimangono riservate le decisioni adottate in stato di necessità conformemente alla legge per lo stato di necessità del 15.04.1996.

 

  1.  

Con la presente mozione chiediamo pertanto che questo lodevole Consiglio di Stato:

1) rivaluti le modalità di intervento complessive da parte delle istituzioni preposte nel gestire queste situazioni affinché non abbiano più a ripetersi in futuro fattispeci simili e, in particolare,

2) che lo stesso CdS nomini un professionista al quale sottoporre l’intero incarto in oggetto conferendo allo stesso la libertà di agire (da solo o con un collegio multidisciplinare di esperti) attingendo a operatori esterni all’amministrazione cantonale/comunale e attivi in questi ambiti nelle associazioni presenti sul territorio ticinese, e ciò alfine di trovare una soluzione che possa tutelare l’integrità psicofisica del minore in oggetto e altresì trovare  una soluzione equa e responsabile a questa complessa ed intricata situazione

 

Noi confidiamo infatti che questa modalità di intervento – conoscendo il senso di responsabilità, il rigore professionale, l’impegno  e le capacità autocritiche dei professionisti e dei funzionari delle Istituzioni preposte e del Dipartimento interessato – sarà accolta e salutata con favore e con la massima disponibilità  anche e soprattutto da questi ultimi, tenuto conto che la qualità delle nostre istituzioni va sempre salvaguardata e che la vita e l’esistenza di un bambino gravemente sofferente e bisognoso di aiuto giustifichi ampiamente il loro, il nostro e il Vostro massimo impegno. Senza dimenticare poi che questo esercizio potrà diventare, per il futuro, un metodo utile per appianare e chiarire situazioni analoghe e per scongiurare i pericoli di recidive in tal senso. Peraltro, infine, non essendo neppure trascurabile il fatto che  le pratiche gestite da ARP e UAP sono un onere economico non indifferenze per l’Amministrazione cantonale e che pertanto una loro gestione oculata (qualitativamente efficace, efficiente)  potrebbe contenere e ridurre questo onere in modo significativo.

In attesa di una sollecita risposta Vi ringraziamo sentitamente per la preziosa collaborazione e cogliamo l’occasione per salutarVi con la massima cordialità e stima.

 

Per il Gruppo parlamentare UDC

Orlando Del Don, capogruppo

  1. Chiesa
  2. Filippini
  3. Pinoja
  4. Mellini

 

Ai quale si aggiungono anche i seguenti Gran Consiglieri:

  1. Bignasca
  2. Guerra
  3. Pedroni
  4. Sanvido
  5. Franscella
  6. Ortelli
  7. Bassi
  8. Boneff
  9. Paparelli
  10. Campana
  11. Minotti
  12. Morisoli
  13. Rückert

 

 

Bellinzona, 14 dicembre 2014

[Un caso di malagiustizia e disfunzionamento grave delle ARP e dgli UAP]

5 risposte a “Un caso di malagiustizia […] dove al centro della vertenza vi è una bambina di 6 anni disperata e gravemente sofferente”

  1. Sono tre anni che vedo i miei figli separatamente, una domenica la maggiore di 12 anni al Flomental di Bellinona e l’altr il minore all’ istituto San Eugenio di Locarno, altri e tanti sono gli anni che non vedono più ne i nonni paterni, ne i loro cuginetti e zii, altrettanti sono gli anni che, non posa fare vacanze con loro, anche se amiamo il mare e piacerebbe andarci, ci annoiano profondamente, non si può immaginare, quande volte recatomi agli incontri, loro non c’erano, decisione ARP12, e stata istituita una Curatrice Educativa, ma non serve a nulla, solo spese e continua sofferenza dei minori, sembra che, quest’ultima sappia per volere dell’autorità cosa debba fare, perché loro è quello che vogliono, in questo ultimo periodo, ho chiesto, pure io aiuto ad AGNA associazione padri non affidatari, aspetto una loro chiamata di consulto, voglio bene ai miei incrocio le e chiedo a chi può, a chi di potere aiuto, sono comproprietario, la casa e stata abbandonata dalla loro madre i figli trasferiti di domicilio e la Pretura che, gliela aveva affidata alla moglie per viverci con i figli, anche se la comproprietà e da circa due anni con locazione di affittuari abusi senza contratto di locazione, non prende nessuna posizione e io continuo a pagare e vedere i miei figli come sopra descritto, alla festa del papà da tre anni a questa parte non ho ricevuto ne regalini scolastici ne auguri e mi chua Giuseppw oltretutto, uguale e per le altre feste. Con massima stima. Pota Giuseppe

  2. L’8 settembre 2015 saranno 5 anni che senza una chiara motivazione mia figlia è stata data in affidamento.
    Anch’io sono stata una bambina affidata.
    Ho vissuto il trauma dell’affidamento e ne risento ancora oggi le conseguenze.
    Quando è nata mia figlia il sogno di una famiglia si era avverato.
    Conoscendo il modo di agire delle autorità ho cercato di fare il possibile per anticipare le loro azioni.
    Purtroppo avendomi privata di ben quattro genitori essendo sola a battermi per potermi ricongiungere con la mia bambina l’arp di Locarno è come se avesse gia stabilito il finale.
    Favorire sempre la famiglia affidataria e finalizzati ad allontanarmi definitivamente dalla vita di mia figlia.
    Gli anni passano. ..fino a quando sarà troppo tardi.
    Mi continuo a chiedere cosa ho mai commesso per pagare un simile prezzo?
    E come posso fare perche qualcuno prenda l’incarto e metta fine a questa ingiustizia?
    Possibile che in 30 anni è ancora tutto uguale?
    Vigilano ssulle famiglie affidatarie ma chi vigila sui genitori biologici così da mettere fine ad una separazione immorale?
    Perché vengo di nuovo lasciata sola?
    Perché nessuno sente la mia disperazione cosi da metterne fine?

    1. Cara Signora, condivido pienamente il Suo dettato, il Suo dolore e la Sua preoccupazione. Io e il Signor Orlando De Maria ci stiamo impegnando e battendo con tutte le ns. forze per scongiurare queste derive e siamo a disposizione per ogni necessità. Cordialità.
      Dr. med. O. Del Don

  3. Sono un padre la mia es Regasa no me fa vedere mia filia dotato que sono un sitadino cuba no o fato El riconocimento per no se me è estato de deto cundo e enata se ma tenutto nascosto poi la mia culpa e di no a ver soldi y lei continua a no farmela vedere poi devo ancora aspettare per ver mia filia ma la legie dato que sono su padre 100% no la obbliga a farmela vedere a qui le interessa no sono no sono le padre per la legge pre un documento per la madre cundo pago que triste sa sono da solo contra El mundo bori una mano no di soldi de informazione si cualcuno me poi agitare le sarò grato cuesto es mio Cel 39-3408867869 è scusate mi italiano

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